ariaferma-manifesto

dal 21 al 24

OTTOBRE

21 Ottobre : orario 18.00/20.30

22 Ottobre : orario 17.30 *(a seguire focus sul tema)/20.30

23 Ottobre : orario 17.30

 24 Ottobre: orario 17.00/19.30

*FOCUS SUL TEMA
Il 22 Ottobre, al termine della prima proiezione, seguirà un incontro riflessivo sui temi cinematografici e sociali evocati, interverranno Piercesare Stagni - critico cinematografico, Anna Rita Silvestri - educatrice professionale ed altri operatori  del mondo penitenziario 
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Presentato al Festival di Venezia 2021, nella Selezione Ufficiale - Fuori Concorso
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ARIAFERMA

Regia di Leonardo Di Costanzo, con con Toni Servillo, Silvio Orlando, Fabrizio Ferracane, Salvatore Striano, Roberto De Francesco.

DI COSTANZO SCANDAGLIA L'ANIMO UMANO GIOCANDO CON LO SPAZIO E SULLA MOLTEPLICITÀ DEI PUNTI DI VISTA.
Un carcere ormai in degrado sta per essere chiuso. Arriva però un contrordine: 12 detenuti ed alcuni agenti di polizia penitenziaria dovranno restarci un po' più a lungo degli altri perché la struttura che dovrebbe accogliere i detenuti non è a momento disponibile. Diventa quindi necessario gestire in modo nuovo il rapporto considerato che gran parte dell'edificio è ormai chiusa.
Là un ragazzo e una ragazza si trovavano confinati in uno spazio chiuso l'uno con il ruolo del carceriere (decretato dalla camorra) e l'altra in quello di prigioniera. I due, inizialmente distanti, finivano con l'avvicinarsi e con il conoscersi. Lo schema si ripropone ora ma con un salto produttivo notevole. Non ci sono più interpreti bravi ma sconosciuti come in quell'opera ma Servillo, Orlando e Ferracane nonché Striano tra i protagonisti.
Di Costanzo però, come detto, non perde il rigore del proprio sguardo indagatore dell'animo umano al di là delle convenzioni (come accadeva anche in L'intrusa) giocando sulla molteplicità dei punti di vista e sullo spazio. Perché non solo gli esseri umani ma le mura stesse dell'edificio raccontano in questo film. Raccontano di un edificio concentrazionario che è funzionale a fare riferimento non, come si potrebbe pensare, alle note vicende del carcere di Santa Maria Capua Vetere ma piuttosto, inizialmente, ai versi di Fabrizio De André "Di respirare la stessa aria dei secondini non ci va."
In quelle mura corrose ci sono due microcosmi conviventi e, al contempo, separati dalle sbarre e dai reciproci ruoli. Il che non impedisce le divisioni all'interno dei singoli gruppi. Sostenuto da una colonna sonora musicale di tutto rispetto di Pasquale Scialò, Di Costanzo compie un'operazione di accerchiamento fisico e psicologico dei suoi personaggi (le celle sono in una rotonda) portandone progressivamente in evidenza le sfumature psicologiche.
Al centro finiscono con il trovarsi l'ispettore Gaetano Gargiulo di Servillo e il detenuto Carmine Lagioia di Orlando. Ma questo non deve trarre in inganno perché il film è un'opera corale in cui ogni dettaglio è curato con attenzione e partecipazione. Un esempio? C'è un "Ecco", pronunciato da uno dei personaggi, che rappresenta la cartina al tornasole di come la sceneggiatura di Di Costanzo, Oliviero e Santella non si limiti ad essere funzionale alla messa in scena ma punti dritta al centro della ricerca di una possibilità di comprensione anche quando questa sembra impossibile.

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